Blue Dream

Jamie Saft continua la sua collaborazione con l’eclettica etichetta inglese RareNoise Records. Dopo aver pubblicato a gennaio il suo primo album per pianoforte solo, “Solo A Genova”, l’artista newyorkese presenta un’ulteriore sfaccettatura del suo talento, apparentemente illimitato, per la composizione, l’interpretazione, l’invenzione. In questo caso ricopre il ruolo di maestro di cerimonia per un gruppo di musicisti entusiasmanti e innovativi. La sua ultima formazione, il Jamie Saft Quartet, vede coinvolti collaboratori storici di Jamie Saft, i celebri Bill McHenry (sax) e Bradley Jones (basso), oltre che la stella nascente della batteria Nasheet Waits. Registrato nell’autunno del 2017 al Potterville International Sound Studio nello Stato di New York, co-prodotto da Saft e Chris Castagno, mixato e masterizzato da Chris Castagno in Colombia, “Blue Dream” presenta nove nuove composizioni vibranti, spirituali ed energiche di Jamie Saft, oltre a tre ipnotici standard. L’album uscirà il 29 giugno e sarà disponibile su CD, doppio vinile e download digitale.
“Blue Dream” è un lavoro molto diretto. Mostra subito i muscoli nel tono e nell’esecuzione della traccia di apertura, “Vessels”: un brano scuro, con i quattro musicisti che si muovono come navi nella notte, il sax tenore Bill McHenry che riecheggia sopra all’acqua; sotto di lui il batterista Nasheet Waits a mescolare i flussi e poi ancora Brad Jones, a creare una corrente profonda. Jamie Saft, al pianoforte, tiene tutto insieme mentre lavora alle melodie, come nuvole catturate in un’alternanza di luce e di buio. “Equanimity” è più veloce, con un ritmo quasi punk: parte per prima la batteria e si ha la sensazione che gli altri musicisti non possano entrare fino a quando Waits non glielo permette. Waits si muove in un tunnel che ha spazio solo per una persona e solo dopo un minuto e mezzo abbondante appare la prima luce del giorno – tutti esplodono insieme nel momento più vasto e luminoso del disco. “Sword’s Water” abbassa nuovamente l’intensità della luce – un turbinio di colori più tenui che si protraggono per due minuti prima che Saft inizi a seguire la melodia lungo uno dei suoi sentieri. Saft sa scivolare sui tasti con assoluta scioltezza, ma è quando si sofferma su grappoli di note che noi ascoltatori possiamo capire quanto i musicisti sono capaci anche di trattenersi. La quinta traccia “Blue Dream” pare la registrazione di uno standard; in verità si tratta di nuovi standard, di composizioni originali, fatta eccezione per tre brani deliziosi: “Violets For Your Furs” di Frank Sinatra è il primo, interpretato da Saft in maniera originalissima, scavando nella melodia.
La seconda metà dell’album prende il via con Bill McHenry che abbassa la temperatura con un’esecuzione compassata di “Sweet Lorraine”, standard di Cliff Burwell del 1928, registrato dal King Cole Trio nel 1940, qui presentato nella versione insegnata a Saft dalla compianta Geri Allen. Quasi 90 anni dopo la sua scrittura, “Sweet Lorraine” è il veicolo che crea un nuovo spazio e genera l’ampia apertura della seconda metà dell’album: Saft si proietta nello spazio siderale e tutti gli altri lo seguono con leggerezza assoluta. Lo stile di Waits alla batteria costituisce la struttura portante di “Decamping”, una struttura che se possiede i connotati di una scacchiera, in cui gli altri membri della band prendono posto e si controllano a vicenda. Si percepisce il divertimento dello scambio tra di loro, scambio che mantiene molto alta la tensione nella successiva, splendida e sensuale “Words and Deeds”, così come nella più nervosa “Mysterious Arrangements”, fino a che tutto viene composto nella chiusura dell’album, assegnata a un classico di Mack Gordon e Harry Revel del 1937, “There’s a Lull In My Life”: una coda di più di sette minuti, come una lunga festa piena di persone familiari. Abbondano i ricordi dei luoghi in cui questa musica è stata suonata, delle voci l’hanno interpretata, da Ella Fitzgerald a Chet Baker a Tony Bennett e poi, ancora, Alice Faye e Nat King Cole. Questo immortale brano, canzone d’amore e di fuoco, diviene leggera nelle mani dei quattro e quasi pare compiacersi del dolore che esprime. Non dovremmo forse anche tutti noi?