Breaking Sound

Il circuito psych e garage romano è oggi un buon vivaio di talenti ed è da lì che provengono i Big Mountain County. Prima di arrivare al full-lenght, i B.M.C. si fanno le ossa dal vivo in giro per l’Europa consolidando un interplay che si sente tutto nel loro album di esordio “Breaking Sound”, in uscita per Gas Vintage Records ad Aprile. “Breaking Sound” è un esordio potente e coerente, che se da un lato nel suo complesso è chiaramente ispirato allo psych-rock, riesce a non cadere mai nel manierismo revivalista del genere, ma sa esaltare i sensi e aprire la mente grazie all’andamento variegato, a un gusto del suono assai maturo e a soluzioni melodiche sempre ispirate, proiettandoci tra scenari acidi a volte urbani, altre volte composti da richiami desertici. Il combo di base è essenziale: le due chitarre di Alessandro Montemagno e Francesco Conte, anche all’organo, il basso di Bob Colella e la batteria di Bruno Mirabella, con interventi strumentali occasionali di musicisti ospiti nelle varie tracce. Il disco è frutto della convergenza di personalità molto diverse, nato grazie alla pre-produzione avvenuta in terra siciliana, in una villa alle pendici dell’Etna, dove la band è stata affiancata da amici talentuosi come la folk singer anglo-americana Sylvie Lewis (in Italia nelle fila dell’Orchestra di Piazza Vittorio) che ha collaborato alla scrittura di alcuni brani, Paola Mirabella (Honeybird & the Birdies, ora Vincent Butter insieme all’altro ospite del disco Persian Pelican), il violista Alessio Toro (spesso in tour con l’Orchestra di Morricone) e Daniele Salamone per organo e Hammond (The Boilers). L’opener in uptempo “I’m Satisfied” segna programmaticamente il passaggio della band dai primi lavori di stampo punk a un suono in cui il riferimento alla psichedelia è nettamente più marcato, ma i B.M.C. sono capaci anche di altro: “1945”, già inserito nel primo 7” della band del 2013, sembra rimandare ai Them di Van Morrison e alza così il sipario su un bagaglio di influenze variegato e di alto profilo. La grande cura che i nostri dedicano alla costruzione dei riff (vedi l’intro di “What Do You Think?”) li lega saldamente alla tradizione rock‘n roll, mentre il cantato monocorde e vagamente filtrato di Montemagno li piazza in equilibrio tra il post-punk più aspro ed un stile vagamente cinematico che potrebbe funzionare bene in un western contemporaneo. In alcuni episodi i B.M.C. riescono a caricare la loro musica di grande tensione emotiva – è il caso di “About A Clown” – dove il crescendo del cantato si accompagna a un’accelerazione ritmica che culmina nel cambio di velocità del finale e nell’intreccio delle trame chitarristiche. Il suono globale è accattivante e ciascun elemento è estremamente curato e notevole è il lavoro sugli effetti sonori per chitarre, a tratti davvero suggestivo (l’atmosfera della Frontiera disegnata dal tremolo in “One More” è uno dei momenti più intensi del disco). Risulta quindi validissima ed equilibrata la produzione di Valerio Mirabella e notevole il lavoro sulla forma canzone per i quattro musicisti romani, il cui stile non ha una connotazione geografica precisa ed è, finalmente, solo buona musica che appartiene al mondo. “Breaking Sound” ha un suono che spacca, che verrà esaltato nelle infuocate performance dal vivo per cui i B.M.C. sono già rinomati nella scena psichedelica europea. E’ arrivato il tempo di svelarli anche a un pubblico più ampio.