Make an O with the Ass of the Glass

Oui! The North è un progetto musicale dedicato ai grandi spazi, al guardarsi indietro e al potere della malinconia, a cavallo fra ambient, new wave e post rock. Formato da Marco Patrimonio e Marco Vincenzi, il duo ha scelto di lavorare allo scheletro di questi 10 brani in poche ore, cercando d’incanalare quanta più potenza creativa e istintualità, scambiandosi il tipo di strumenti abitualmente suonati: Marco Patrimonio, “Patri”, ha quindi suonato chitarre, basso e koto, mentre Marco Vincenzi, “Vince”, sì è dedicato a piano, synth e fiati. Il lavoro su parte ritmica, arrangiamenti, produzione, mix e testi (fatta eccezione per il testo di “Fall River”, opera di Gianmarco Mercati) sono frutto di un lavoro comune. I pezzi sono poi stati registrati tra la primavera del 2018 e l’inizio del 2019 e a produzione finita sono stati coinvolti una serie di artisti e amici, affidandogli momenti che sembravano naturalmente creati per una loro interpretazione o rilettura.
Vince e Patri insieme ed individualmente negli anni si sono occupati di produzioni di artisti della zona tra Verona, Padova e Ferrara, insieme sono anche Lactobacillus Records, ed entrambi hanno suonato in vari progetti, il più stabile dei quali è stato Le Pistole alla Tempia. Marco Vincenzi è anche autore per Luca Carboni. Vengono da percorsi musicali che hanno sempre previsto la partecipazione ad una band, con un suono replicabile dal vivo e migliorabile nell’essenza del live tirato, mentre l’approccio più meditato, malinconico, riflessivo di “Make an “O” with the Ass of the Glass” indica che è arrivata l’epoca della rivisitazione dei ricordi, guardati dall’alto senza il coinvolgimento caotico della giovane età, con più razionalità ad alimentare quel “fuoco freddo” che rimanda alla rigidità delle temperature di certi paesi del nord (da qui il nome del progetto). Il titolo dell’album è invece ispirato ad un modo di dire che si utilizza nella zona di Patri e Vince (sud del Lago di Garda) per sottolineare l’incapacità di qualcuno nel realizzare qualcosa (non sei capace di fare una O con il culo del bicchiere).
I riferimenti musicali sono qui tra i più vari e spaziano da atmosfere alla Lali Puna (“A kind of aggresion”) ad altre alla PGR (“Fall River”), da appigli Aucan (“The moon of Tangeri”) a passaggi influenzati da Explosion In The Sky e Mogwai (“As sincere as never before”), ma troviamo anche chitarre di morriconiana memoria e beat quasi hip hop (“Sermon”). Ma in molti momenti cogliamo l’ampio retaggio di ascolti più lontani nel tempo, tra new wave e pop elettronico anni ’80. Il tema della memoria, incarnata spesso in figure femminili di donne amiche, sorelle, amate e perdute, e quello dei viaggi e delle terre lontane, sono i due cardini intorno a cui si strutturano molti dei brani, in cui troviamo il contributo di vari musicisti e amici spesso alla voce, in alcuni casi agli strumenti, o alla scrittura, come nel caso dell’ultima traccia in cui Gianmarco Mercati degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro rielabora e recita un testo di John Cheever. Un vero viaggio al di fuori dei paletti dettati dai generi musicali e dalla necessità di seguire percorsi lineari, confessione di due musicisti inquieti che in questo progetto hanno scelto di seguire l’istinto e il puro piacere creativo, per i quali l’unica via per crescere era provare ad essere qualcosa di diverso, per essere qualcosa di più intenso.