Pedate

Sex Pizzul, ovvero l’unione impossibile di calcio e musica. Francesco D’Elia e Simone Vassallo (entrambi già con Samuel Katarro/King of the Opera), per ammazzare la calura agostana fiorentina, decidono di impiegare gli ultimi giorni di vacanza chiudendosi in cantina e cercando di suonare con un vecchio synth e una batteria da battaglia. I due notano che il risultato, anarchico ma dall’impronta ritmica ben marcata, si sposerebbe benissimo con gli highlight calcistici della domenica sera. Nasce allora l’interrogativo: si può suonare come si scende su un campo di calcio? Può il calcio assurgere a specifico immaginario di fondo di una forma musicale? Man mano, i due si convincono che tutto ciò sia possibile, ma serve una compagna fidata per forgiare il sound definitivo: Irene Bavecchi (ex Kill The Nice Guy e attualmente ne Le Furie) è dunque subito della partita, nonostante il calcio lo sopporti solo in compagnia delle birrette. Si arriva così al risultato di questo primo album, un manifesto calcistico in forma di musica, un’unione – evidentemente possibile – tra questi due mondi a cui fa da suggello la scelta del nome della band: omaggio ad un nume tutelare del calcio italiano – Bruno Pizzul, storico telecronista RAI che ha commentato le partite della nazionale dall’ ’86 al 2002 segnando con la sua voce e il suo stile la memoria di alcune generazioni – fuso con il nome della band anarchica per eccellenza. I Sex Pizzul nascono per raccontare del calcio veri, verosimili e falsi miti, senza alcun intento nostalgico, tenendo presente che è solo un gioco, sebbene alle volte terribilmente serio; e, sotto il profilo puramente musicale, cercando di affrontarlo appunto giocando (o suonando, che è la stessa cosa). Anarchia vuol dire senz’altro improvvisazione, dalla quale sono nati i brani di questo disco; movimento, ossia parti ritmiche in primo piano; dinamismo, perché il calcio oggi si gioca così e perché ogni tanto si può anche ballare; divertimento, perché del calcio questo è il senso più genuino. Si potrebbe denominare mundial disco punk o match-rock. Resta il fatto che l’approccio è sporco ed essenziale: un synth distorto, un basso aggressivo, una batteria tribale e tre non cantanti alle voci. Nessun campionamento o sovraincisioni: nudi e crudi, punk è e punk rimane. Non poteva dunque esserci titolo più appropriato per il primo album, “Pedate”, la cui magnifica copertina, è opera dell’illustratore vadese Alberto Becherini: nel suo curriculum i Rancid, tanto per dire. Il disco, composto di otto brani, si apre con la traccia “El Tanque”. La prima “cosa” suonata dai Sex Pizzul in cantina è anche l’opening track: tra un pulsare nevralgico del synth e una batteria vagamente jungle, quest’incedere elefantiaco, ma anche molto spedito, si accosta benissimo alle movenze di tal Santiago Silva, che su YouTube sembrava velocissimo e a Firenze nei sei mesi in cui è apparso si trascinava il pallone fuori da solo. Nel testo è presente qualche “incitamento” da parte dei tifosi. Segue “Go Foxes!” ispirata dal fatto che l’anno scorso i bookmaker inglesi quotavano il Leicester (le “Blue Foxes” del titolo) 5000 a 1 come vincitori della Premier League: ossia, gli ultimi saranno i primi, ma davvero, questa volta. Una strofa dedicata a ciascuno dei tre principali artefici: il centravanti operaio Jamie Vardy, la roccia difensiva giamaicana Wes Morgan e l’allenatore eterno secondo, Claudio Ranieri. E non a caso, è il pezzo più pop wave di tutti, americanissimo nel basso e inglesissimo nelle armonie e nelle melodie. In “The Fearless Vampires FC” il tema portante del calcio si unisce a suggestioni di tipo cinematografico omaggiando la pellicola vampiresca “The Fearless Vampire Killers” di Roman Polanski. È il pezzo più lo-fi di tutti, con una batteria “iperquadrata” registrata con un solo microfono e il resto della composizione armonica e melodica che non può non evocare, anche per similarità di temi, echi “gobliniani” rimasticati in chiave no-wave. La quarta traccia si apre con un crescendo ossessivo e distorto, che sfocia in un ritmo di dance tribale. Il titolo del brano, “Irina te amo”, trae ispirazione da un episodio che vide protagonista Gabriel Omar Batistuta, storico campione della Fiorentina, che urlò il nome di sua moglie in faccia ad una telecamera, dopo uno storico goal, in risposta a chi aveva messo in giro una sua presunta love story con la Ferilli. In “Flying Scorpio” lo scorpione del caso è René Higuita, portiere colombiano, personaggio poco raccomandabile e dalla capigliatura indimenticabile che venne alla ribalta per una parata con doppio colpo di tacco volante, denominata “mossa dello scorpione”. Sono quei tre secondi che fanno la storia di un uomo. E questa storia i Sex Pizzul se la sono anche inventata, immaginando un’infanzia passata a spacciare, fino a giungere ai mondiali di USA ’94 su un barcone, per poi arrivare a “raggiungere la luna” (cit.) con quel gesto semplicemente epico. Senza vergogna “Flying Scorpio” è il pezzo più marcio, con una declamazione hip hop ignorante e una base strumentale che può prendere dai Birthday Party come dai Goblin. La successiva “St. Pauli” vuole essere la summa di tutto: l’unica società sportiva che ha sbattuto i fascisti fuori dallo stadio, in cui si canta sempre anche quando si è ultimi in serie B. Fieramente anarchici, i tifosi del St. Pauli sono rievocati in questo brano più composito, assieme alla storia di un immaginario calciatore che non vede l’ora di scendere in campo in questo meraviglioso tempio del calcio ad Amburgo. Nella prima parte i synth sono più aperti, accompagnati dal ritmo sostenuto della batteria, nella seconda, emerge il basso e la voce distorta si intervalla a synth vorticanti e psichedelici. “Soccer Brawl” è ispirato a un famoso videogame dei primi anni ‘90: giocatori con superpoteri se le danno di santa ragione e vincono le due Coree: da qui, va da sé che è un pezzo contro la nazionale italiana. E che sia un videogioco, lo si capisce dall’andamento spezzettato e decisamente naif, come se i Kraftwerk volessero sfidare i Daft Punk alla consolle. La traccia di chiusura è un tributo chiassoso e caciarone alla più celebre sigla calcistica anni ’80 e, coerentemente sia al nome che alla fonte d’ispirazione, si apre con dei veri e propri cori da stadio, gli stessi che si trovavano all’inizio di “Domenica Sprint”. Provata, cotta e mangiata in mezz’ora, viva viva el goleador, “Stadium” poteva essere l’apertura del disco, ma abbiamo capito che a questi tre ragazzi piace ribaltare la prospettiva. Già ci immaginiamo sotto il palco come in curva, pronti a esplodere.

Sex Pizzul, play with sport.