Solo a Genova

Pur essendo un musicista incredibilmente prolifico, con più di 160 album all’attivo tra progetti propri e collaborazioni con altri artisti, Jamie Saft non aveva mai inciso un disco di brani per solo pianoforte. Il momento è arrivato con la registrazione di un concerto da lui tenuto al Teatro Carlo Felice di Genova nel 2017, che viene pubblicato a inizio febbraio 2018 da RareNoise con il titolo “Solo a Genova”. L’album rappresenta l’emozionante interpretazione di Saft di alcuni standard jazz e di altri importanti brani di compositori americani.“
“Avevo concepito un recital per piano la prima volta nel 2007, su invito del mio caro amico Giuseppe Vigna ad eseguire questo tipo di concerto a Firenze. Era un momento molto difficile per gli Stati Uniti, una fase in cui per me era importante riuscire a presentare la musica americana contemporanea come esempio di arte positiva, arte che aveva lasciato un segno nel mondo, che aveva retto a fasi di odio e negatività, che aveva promosso un percorso di crescita per il genere umano. Scelsi brani di artisti a me cari come Bob Dylan, Stevie Wonder, Miles Davis, John Coltrane, Joni Mitchell, Curtis Mayfield, Charles Ives. Chi meglio di questi brillanti autori poteva rappresentare il potere trasformatore della musica?”
Registrato nel meraviglioso spazio acustico del Carlo Felice, “Solo a Genova” ci offre un Saft in stato di grazia seduto ad un pianoforte Steinway Model D di quasi 3 metri, alle prese con una serie di seducenti composizioni. L’album si apre con una pura espressione di gioia, quella di “The Makings Of You” di Curtis Mayfield, seguita dall’interpretazione di “Human” di Jimmy Jam – Terry Lewis che si fonde meravigliosamente con un brano di Saft intitolato “Gates”. Spiega Saft “Queste sono entrambe brillanti esempi della complessità dell’animo umano. Entrambi questi brani trasportano lentamente l’ascoltatore e il loro approccio armonico è fondamentale per il successo nel comunicare il messaggio in esse contenute.” Saft poi conduce la meditativa ballad “Naima” di Coltrane in una nuova dimensione, tramite la sua solitaria interpretazione al pianoforte. Ci spiega “Maima è di fondamentale importanza nella mia formazione musicale. Da più di 30 anni lavoro su questo brano, che offre un intero universo di possibilità armoniche.” Si passa poi ad un’altra personale interpretazione, quella di una brano degli ZZ Top, “Sharp Dressed Man” imbevuta di intensa improvvisazione “Questo brano è frutto di una totale improvvisazione, è un pezzo che richiedeva un approccio molto diverso, che andasse più in profondità, dato che i brani di questa band sono sempre basati sulla risonanza e io dovevo ricrearla da solo interamente con il pianoforte, letteralmente dentro il pianoforte. L’arrangiamento è frutto di questo, così come della volontà di trasformarlo in qualcosa di classico, in apertura della seconda parte del concerto di quella sera.” Saft si dedica dopo all’esecuzone di “Overjoyed” di Stevie Wonder: “Le canzoni di Stevie Wonder sono basate su una architettura molto forte e profonda, per questo non ho sentito la necessità di trasformare questo brano. Quello che desideravo era ricreare la positività e la speranza di cui “Overjoyed” è intrisa, il mio è un omaggio molto rispettoso e umile ad un vero capolavoro della musica popolare moderna”. “Po’ Boy”, un pezzo della tarda carriera di Bob Dylan, parla di un diverso mondo sia musicale che poetico. “Un veicolo perfetto per rilassarsi che ha tra l’altro un legame con Thelonious Monk nella mia visione. Una canzone apparentemente semplice può nascondere complesse strutture al suo interno e “Po’ Boy” è una di queste. Crea un mondo sonoro che è rilassato e familiare senza essere statico. Inoltre è uno dei rari casi di pezzi scritti in Do maggiore che riescono a farmi vibrare”. Le successive “The New Standard” e “Pinkus” sono due tracce piene di pathos scritte da Saft e precedentemente inserite in altri dischi: la prima è la title track di un suo recente album uscito su RareNoise, realizzato in compagnia di Steve Swallow e Bobby Previte, mentre “Pinkus” appare sul disco “Caliwa” firmato da una delle band di Saft, New Zion Trio, anche in questo caso titolo pubblicato da RareNoise. Abbiamo poi l’interpretazione di “Blue Room Motel” di Joni Mitchell , in una versione ancora più malinconica dell’originale, pezzo di cui Saft parla come della “essenziale espressione del percorso del musicista che viaggia”. Si cambia decisamente panorama con “The Housatonic at Stockbridge” di Charles Ives: “Ho lavorato su questo brano per decenni e ancora ho la sensazione di averne appena grattato la superficie. Come studente del grande compositore e clarinettista Joe Maneri a Boston negli anni ’80 mi veniva spesso richiesto di lavorare su autori come Schumann e Schubert, ma non riuscivo davvero ad entrare in sintonia con la loro musica. Mentre con Ives riuscivo. Un autore per me rivoluzionario che ha esplorato i microtoni, le dissonanze armoniche e la coesistenza di diverse trame musicali sullo stesso piano, anticipando di decenni molte evoluzioni. La sua musica si esprime nelle forme classiche europee ma con una prospettiva tipicamente americana e una profonda comprensione della manipolazione del suono. Per me è uno de più grandi compositori di tutti i tempi.” L’esibizione e l’album si chiudono con due tracce di diversa provenienza: prima troviamo una preziosa versione di “Blue In Green”, composizione di Bill Evans che appare su “Kind Of Blue” di Miles Davis (“insieme a “Naima” è una delle prime composizioni jazz che ho imparato a suonare”), a seguire e chiudere questo “Solo a Genova” è un’altro brano di Dylan, “Restless Farewell”: Saft è un noto dylanofilo e il brano è famoso anche per l’interpretazione che Dylan regalo a Frank Sinatra per il suo ottantesimo compleanno, una canzone che parla di un uomo che raccoglie i pensieri sulla sua vita verso un più alto stato di consapevolezza.